Secondo articolo di questo blog incentrato su un personaggio estremamente affascinante e complesso allo stesso tempo, Jago, un orgoglio italiano che va oltre al semplice concetto di scultore artista ma grazie al suo impegno ha creato un sistema di sviluppo sociale nel cuore di Napoli… ma andiamo per ordine.
Era tempo che programmavo una visita al suo museo e finalmente sono riuscito ad organizzarlo con l’avvento del 2026. Ad inizio Gennaio assieme alla famiglia abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno a Napoli che non avevamo mai visitato. Non mi soffermerò sulla città piena di fascino e forti contrasti andando subito al cuore di questo articolo, dicendo che il secondo giorno è stata programmata la visita al museo con biglietti precedentemente acquistati online.
Ore 11.00 puntuali siamo all’entrata della chiesa Sant’Aspreno ai Crociferi in pieno quartiere Sanità. Tempo 5 minuti entriamo guidati da una simpatica e spigliata ventenne che si presenta facendo iniziare la visita guidata dall’autoritratto di Jago, a seguire tutto il resto.

Non parlerò delle singole opere, tranne che successivamente del figlio velato, ma le emozioni forti che ho ricevuto da questa visita mi accompagneranno per lungo tempo, a parte l’incontestabile tecnica di cui Jago è dotato, quello che più è rilevante sono le tematiche che affronta, appartenenza, condivisione, pacifismo, bellezza intesa come forma interiore, sono alcuni temi ricorrenti.
Non meno importante è quello che definirei il sistema Jago, cioè quello di aver volutamente creato in una zona difficile di Napoli, come il quartiere Sanità, il suo museo, facendolo rifiorire, coinvolgendo tanti giovani in un progetto in continuo sviluppo.
Tempo 30/40 minuti la prima visita è terminata ma non è finita perché manca il fiore all’occhiello delle varie opere da lui scolpite, il figlio velato, che è stato posizionato in un luogo separato da tutto il resto e precisamente nella Basilica di San Severo, a pochi minuti di cammino dal museo.
Dopo una breve attesa entriamo nella cappella dove è stata posizionata l’opera. La sfida che Jago ha raccolto con la sua libera interpretazione della più famosa scultura di Giuseppe Sanmartino il “Cristo velato” è stata a mio parere superata. L’innegabile abilità tecnica, accostata al cambio di soggetto con un bambino che toglie la sacralità dell’opera donandogli quella laicità più contemporanea ha fatto centro. Il luogo in cui è stata posizionata è perfetto, una piccola cappella nel quale il protagonista non può essere che lui, l’attenzione del visitatore difficilmente si distrae su altro anche se affreschi da vedere ce ne sarebbero, ma la potenza del manufatto è talmente profonda che gli occhi non riescono ad andare oltre.

Anche la seconda visita è finita ma il mio saluto è un arrivederci. Infatti all’interno del museo la guida ci ha fatto vedere un bozzetto de La David, realizzato in gesso in normale grandezza ma che nella sua dimensione definitiva sarà alta circa 4mt che tempo un anno sarà realizzata e posizionata all’interno della chiesa, ma non prima di aver rinforzato il sottosuolo, vista la mole della scultura e il suo peso il rischio di cedimenti del pavimento è alto.
Magari la prossima volta potrei avere la fortuna di incontrare Jago, visto che vive a Napoli chissà ……..ma una cosa è certa, anche non conoscendolo personalmente le sue opere parlano per lui e trasmettono valori e sentimenti condivisibili. Grazie.













